Galgenbichl a Rasun di Sotto: uno sguardo curioso a 2.500 anni fa

25/09/2026, 11:05

Rinvenuti i resti di oltre 30 abitazioni risalenti al periodo compreso tra l'800 e il 500 a.C. Importanti testimonianze della prima età del ferro nella regione alpina.

Resti di una casa dell’età del Ferro con recipienti in ceramica. (Foto: Ufficio Beni archeologici)
Resti di una casa dell’età del Ferro con recipienti in ceramica. (Foto: Ufficio Beni archeologici)

RASUN-ANTERSELVA (USP). Quello che era nato come un cantiere per la realizzazione di una nuova strada di accesso verso Anterselva e Valdaora si è trasformato, negli ultimi mesi, in una straordinaria finestra sulla storia antica dell’Alto Adige. Dal febbraio scorso, sul Galgenbichl di Rasun di Sotto sono in corso importanti scavi archeologici, che ora stanno giungendo a conclusione.

I risultati sono di particolare rilievo: per la prima volta in Alto Adige è stato possibile indagare in modo sistematico un insediamento dell’età del Ferro di queste dimensioni. Gli archeologi hanno portato alla luce i resti di oltre trenta abitazioni, ricostruendo così uno spaccato della vita quotidiana tra l’800 e il 500 avanti Cristo.
La posizione strategica in Val Pusteria favoriva gli scambi e i contatti con altre popolazioni. La comunità del villaggio, infatti, era in relazione anche con l’area veneta, nell’attuale nord-est dell’Italia. A raccontare la vita degli abitanti sono soprattutto i numerosi reperti rinvenuti durante gli scavi. Sono emersi strumenti utilizzati per la filatura e la tessitura, testimonianze della lavorazione del bronzo e macine impiegate per trasformare i cereali. Anche le ossa animali offrono preziose informazioni sulle abitudini alimentari e sull’allevamento. Tra i reperti predominano le ossa di bovino, un dato che potrebbe indicare un certo livello di benessere della comunità che abitava il Galgenbichl.

Particolarmente significativa è una scoperta che riguarda il trattamento riservato ai bambini dopo la morte. All’interno dell’insediamento è stata individuata una piccola area funeraria destinata esclusivamente alla sepoltura di bambini molto piccoli. A differenza della vicina necropoli della Windschnur, caratterizzata da tombe a incinerazione, questi bambini non venivano cremati, ma sepolti direttamente all’interno dell’abitato. Un elemento che suggerisce l’esistenza di rituali e forme di commemorazione particolari per i più piccoli. Il ritrovamento richiama inoltre l’attenzione sull’elevata mortalità infantile dell’epoca: molti bambini non arrivavano al primo anno di vita e il tasso di mortalità infantile era compreso tra il 20 e il 35 per cento.

Grazie agli scavi al Galgenbichl, Rasun di Sotto sta acquisendo maggiore rilevanza nel panorama della ricerca. Insieme alla necropoli della Windschnur, il sito archeologico è ora considerato una delle testimonianze più importanti della prima Età del Ferro nell’arco alpino. Gli scavi al Galgenbichl hanno messo in luce quante conoscenze siano ancora sepolte nel terreno", afferma l’assessore provinciale Philipp Achammer. "Ogni giorno passiamo accanto a luoghi di cui spesso non conosciamo affatto la storia. È quindi ancora più impressionante quando improvvisamente viene alla luce un intero capitolo del nostro passato. Al Galgenbichl ciò è avvenuto in modo davvero suggestivo. Il ritrovamento dimostra che la storia si trova spesso proprio sotto i nostri piedi".

red/ck/tl